Come Corto Maltese, ci lasciamo sedurre dalle voci di un misterioso palazzo ai confini estremi del sestiere Cannareggio: qual è la verità sul suo nome?

Venezia, laguna nord, Sacca della Misericordia, notte. Come in un'avventura di Corto Maltese, solchiamo l'acqua in fuga da oscuri nemici, proiettati verso una nuova avventura. I nostri occhi puntano a oriente, terra di mistero, ma, per un momento, alcune luci, provenienti dall'estremità del sestiere Cannareggio, ci attraggono alla nostra destra. E, dopo le luci, voci senza nome, spiriti irrequieti che cantano i propri lamenti da secoli, una notte dopo l'altra.Fossimo un avventuriero curioso come il marinaio di Hugo Pratt, non avremmo problemi ad accostarci con la nostra barca alle fondamenta Gasparo Contarini in prossimità del Casin degli Spiriti, pronti a condividere con quelle voci una bottiglia del Prosecco Extra Dry di Masottina, nella speranza, magari, di ascoltare le loro storie e mitigarne le antiche sofferenze. Tuttavia, non siamo Corto Maltese, né apparteniamo al fantastico mondo del suo disegnatore. Però conosciamo quale forza attrattiva, sulla nostra immaginazione, esercitino le leggende simili a questa. E di leggende, quello che oggi è solo all'apparenza un deposito di legname, potrebbe raccontarne tante.

L'eleganza del Casin degli Spiriti e la sua particolare posizione, che domina la laguna nord con le isole di San Michele e di Murano, non può che suggerirci infatti come, in altre epoche, questa struttura dovesse accogliere ospiti molto diversi: l'Aretino, Tiziano, Sansovino, tutti i più grandi artisti che nel XVI secolo animavano la Serenissima lo avevano eletto a palazzo delle feste.

Essendo loro gli “spiriti” del proprio tempo, quello che prima era noto come Palazzo Contarini dal Zaffo ne aveva ereditato il soprannome. Tuttavia, l'opinione più diffusa è un'altra, più cupa, una storia dove incontriamo rumori infernali, apparizioni di fantasmi e di folletti. Si narra, infatti, che tra le stanze dell'edificio un pittore piuttosto famoso, Luzzo, si incontrasse spesso con altri artisti suoi amici, come Giorgione e lo stesso Tiziano, ed è proprio tra quelle seducenti stanze che Luzzo fu protagonista di una tragica vicenda: non corrisposto da una delle amanti di uno di quegli artisti, a causa dei suoi continui rifiuti, si tolse la vita. Un drammatico aneddoto che, unito alla posizione del fabbricato, fautrice di una particolare eco che ripete ogni più piccolo lamento della risacca, ha contribuito ad alimentare il mito macabro del palazzo. Ma le storie, soprattutto se oscure, a Venezia non finiscono mai: secondo certe voci,  alcuni, per assecondare le proprie losche trame, alimentavano le dicerie sul fantasma addolorato con suggestivi rumori provocati artificialmente. D'altronde, isolato in una posizione dove il vento e i rumori delle correnti assomigliano a spaventosi ululati, persino un esperto dell'ignoto come Corto Maltese avrebbe potuto lasciarsi trarre in inganno...