Continua il viaggio tra le affascinanti leggende di Venezia: Palazzo Mastelli, nel sestiere Cannareggio, è lo specchio delle conseguenze dell'avidità umana

Come quelle dei poliziotti nel cinema americano, le vicende dei mercanti di Venezia diventano per la tradizione cittadina i filtri attraverso cui entrare in contatto con la società e le sue perversioni, con quei vizi e virtù umane che non certo sopiti nel mondo moderno. Forse, solo ne non possiedono più la stessa sinistra, inquietante magia. Una di queste storie narra di un mercante, un certo Rioba che, coi suoi due fratelli, era giunto nel 1122 dalla Morea (la regione del Peloponneso come veniva chiamata durante il dominio di Bisanzio). I tre, avidi mercanti,  accumularono ben presto una fortuna grazie al commercio di zuccheri, spezie e droghe, edificando quegli edifici, come Palazzo Mastelli, che, ancora oggi, compongono un lato del Campo dei Mori (che deve quindi il nome proprio a Rioba e ai suoi fratelli) e che si estendono dal Rio della Madonna dell'Orto a quello della Senza. Sulla fondamenta del Palazzo, i tre avevano la loro Speziera, detta del cammello per via del bassorilievo che ritrae l'omonimo animale del deserto sulla facciata del palazzo che dà sul rio della Madonna dell'Orto. Tuttavia, al centro della nostra storia sono altre sculture: tre statue, per la precisione, che raffigurano altrettanti uomini vestiti all'orientale. I Mori, i tre fratelli: due portano un copricapo simile ad un turbante, mentre il terzo, all'angolo, oltre a un eccentrico naso di ferro, ha con sé un grande contenitore.

Secondo la leggenda, i fratelli erano famosi per la loro disonestà: “Possa il Santissimo Iddio far diventare subito questa mia mano di vera pietra, se quanto vado affermando non è vero!” asseriva tanto negli affari quanto nella vita sociale messer Rioba per comprovare, al contrario, tutta la propria buona fede.

Con mezze verità e piccole bugie, i Mori conquistarono così il proprio spazio nella ricca platea veneziana, garantendosi amici potenti e ingenti ricchezze ma nessuno osava metterseli contro malgrado stessero mandando in rovina tante famiglie. Un giorno, una vedova giunse alla loro Speziera e, nel tentativo disperato di sollevare le sorti della propria famiglia, chiese soltanto un trattamento quantomeno onesto negli affari. Messer Rioba, per rassicurarla, le ripeté ipocritamente la sua famosa frase, rassicurandola sulla propria onestà. Non appena quest'ultima, ignara, pagò il mercante, le monete nelle mani di Rioba mutarono in pietra e così il suo braccio. Anche gli altri fratelli intanto, cominciarono a veder trasformate le proprie carni in sassi: forse, erano stati colti sul più bello, mentre brindavano all'ennesima truffa portata a compimento. E forse, per l'amara sorte dei tre criminali, saremmo noi quelli a dover brindare: con una bottiglia di Prosecco Superiore Docg Extra Dry di Masottina, magari, perché quella donna in verità era Maria Maddalena, in un ultimo tentativo per la redenzione dei fratelli della Morea.  Il giorno dopo, la servitù, non trovando i propri padroni ma solo le loro statue, decise di porle dove tutt'oggi le possiamo ironicamente ammirare.