A Venezia si incontrano un pescatore e una sirena, un amore e una maledizione: qual è il segreto nascosto nel sotoportego dei Preti?

Venezia è multiforme e così sono le sue storie. Camminando per il sestiere Castello, vicino a Campo Bandiera, magari tra un cicchetto e un calice di Prosecco Treviso Doc Brut di Masottina, il viaggiatore lancia uno sguardo a destra, poi a sinistra, sedotto dalla forma di una casa con la porta sull'acqua o dal singolare nome di una strada. Ed è così che si imbatte nel sotoportego dei Preti – una sorta di sottopassaggio. Una volta entrato in questa affascinante galleria, alza lo sguardo sopra l'ingresso del portico e un particolare, su ogni altro, lo colpisce: un cuore rosso incastonato tra cemento e mattoni. Secondo la leggenda, abitava in quella strada Orio, un pescatore veneziano che catturò nella propria rete la bellissima sirena Melusina. I due, come nelle migliori favole, finirono per innamorarsi, e Melusina rinunciò alla sua natura di pesce per seguire il suo amato pescatore. Tuttavia, la sirena gli impose un'unica condizione: finché non si fossero sposati, lui doveva tenersi lontano dalla casa il sabato. Per alcune settimane, Orio mantenne la promessa, finché – forse per curiosità, forse per gelosia – un sabato non si comportò diversamente. Tuttavia, ad accoglierlo trovò un serpente e, colto dalla spavento, Orio scappò via. Nonostante l'inconveniente, i due si sposarono e il loro matrimonio venne benedetto da tre figli. Vissero felici, poi un giorno Melusina, a causa di un'improvvisa malattia, morì. Il pescatore, anche se colmo di dolore per la perdita e preoccupato di lasciare soli i bambini, continuò a uscire a pesca per poter sfamarli.

Un particolare, però, ogni sera lo colpiva: sia i figli che la casa, quando rientrava, erano sempre in perfetto ordine. Come era possibile?

Un giorno, rincasato anzitempo per colpa di una tempesta, Orio trovò in cucina quella stessa serpe di mare apparsa tanto tempo prima. Temendo per i suoi bambini, Orio la uccise. Quando dall'indomani cominciò a trovare la casa e i figli costantemente in disordine, però, capì che quella serpe era proprio il suo amore, Melusina, o meglio, la sua natura animale che era riuscita a sopravvivere alla morte e che lui, invece, aveva spento per sempre. Se avesse qualcuno di fianco a raccontargli questa storia, probabilmente, mentre guarda quel cuore di pietra, al nostro viaggiatore scenderebbe una lacrima, forse anche due. Per consolarlo, gli si potrebbe dire che, a detta dei più romantici, se due ragazzi innamorati sfiorano insieme quella pietra, collocata in ricordo del tragico destino di Orio e Melusina, il loro amore durerà in eterno. Questo, magari, basterebbe per permettergli di staccarsi da quel cuore, lasciarsi alle spalle quel sotoportego; tuttavia, un senso di inquietudine, pur entrando nell'atmosfera allegra del prossimo bacaro, continuerebbe a pervaderlo. Perché? Sorseggiando il suo Prosecco, si chiederebbe: Tutto sommato, è solo una storia. No, non è solo una storia. Come la salvezza dell'amore tra Orfeo e Euridice era affidata a un tabù, a un'identica promessa di temporaneo velamento, così lo era quella tra  Orio e Melusina: anche l'amore più forte e puro, se ci chiede di rinunciare totalmente alla nostra natura, a chi siamo davvero, finirà nel dolore. Cala così il sipario sul nostro peregrinare a Venezia. Come tutti viaggi, a scendere non può che essere un velo di malinconia. Almeno, fino alla prossima partenza.