Ancora oggi, lo squero di San Trovaso mantiene intatta la tradizione degli straordinari artigiani che, per secoli, hanno costruito le romantiche imbarcazioni de La Serenissima

Vi siete mai chiesti dove vanno i gondolieri veneziani quando le loro barche hanno bisogno di un po' di sana manutenzione?

La risposta è presto detta: agli squeri, gli storici cantieri di Venezia dove vengono riparate e costruite le imbarcazioni in legno. Secondo alcune fonti, l'etimologia del nome potrebbe essere legata alla parola di lingua veneta squara, ossia la “squadra”, strumento di lavoro fondamentale per i maestri d'ascia. Altri, invece, ritengono che il termine derivi direttamente dal greco ἐσχάριον (eschárion), “cantiere”. Un tempo diffusi in tutta Venezia, gli squeri erano così numerosi da trovare sede anche nei luoghi più impensabili, come dimostra ancora oggi la toponomastica cittadina con le tante Calle del Squero che si possono trovare nei diversi sestieri. In particolare, si concentravano a Castello,  a Dorsoduro e alla Giudecca. Col passare del tempo, sia per la drastica riduzione dell'impiego delle imbarcazioni a remi, limitata oggi all'uso turistico o sportivo, sia per l'avvento di nuovi materiali di costruzione come il legno compensato e la vetroresina, le attività degli squeri sono drasticamente diminuite, provocandone una sensibile riduzione. I loro spazi, di dimensioni variabili, sono collegati all'acqua da una rampa digradante o da uno scivolo, che permette di tirare a secco i natanti. Spesso, hanno anche delle costruzioni alle loro spalle, dove è possibile ripararsi in caso di cattivo tempo e continuare a lavorare all'asciutto.

Gli squerarioli, o maestri d’ascia, ovvero gli artigiani dello squero, veri e propri falegnami, sono diminuiti parallelamente al numero delle loro particolari botteghe. Oggi, però, molti degli squeri rimasti sono pubblici, il che offre ai cittadini di Venezia la possibilità di tirare a secco le proprie barche in autonomia per eventuali riparazioni.

Tra quelli ancora in attività, il più celebre è certamente lo Squero di San Trovaso, nel sestiere Dorsoduro. L'edificio che lo ospita ha una forma atipica per la città: si tratta infatti di quella delle case di montagna. Il legname da costruzione per le barche proveniva dal Cadore; così, in parte per omaggio, in parte per la conformazione delle tettoie estremamente funzionale al lavoro, venne deciso di avvicinarsi alla terra di origine di un materiale davvero prezioso per la Serenissima, donando allo Squero di San Trovaso un'identità unica.

Ma non dimentichiamolo: questo straordinario squero è tutt'oggi in vita. Allora, la riva opposta, la fondamenta di San Trovaso, diventa il punto di osservazione ideale per ammirare un altro luogo di questa città dove il tempo sembra essersi fermato. Con gli occhi colmi di questo spettacolo centenario, come quello de la Dima, il particolare stampo con cui si appronta l'ossatura della Gondola e se ne mantengono le dimensioni, ci fermiamo anche noi per assaporare le emozioni di una storia che continua a ripetersi, ascoltandone i suoni e il canto in compagnia di un fresco calice de Le Rive di Ogliano.