Simbolo della Venezia sfarzosa, barocca e mondana, il palazzo edificato tra il XVII e il XVIII secolo dalla ricchissima famiglia di origine catalana è stata la sede di una delle feste più celebri del '900

E poi c'è la Venezia del lusso e della seduzione, la Venezia delle maschere e degli incontri segreti, all'ombra della grande arte e di elusive forme barocche. Eppure, sapere che oggi Palazzo Labia è l'austera sede regionale della Rai, difficilmente potrebbe restituire ciò che le splendide sale di questo palazzo, nei secoli passati, hanno rappresentato. Ma basta avere la fortuna di entrarvi e alzare lo sguardo verso il magnifico ciclo di affreschi che Giambattista Tiepolo dedicò alla vicenda di Antonio e Cleopatra per immergerci in un mondo e in un'atmosfera che, spesso, crediamo appartenere solo all'immaginazione. Collocato in Campo San Geremia al termine della Lista di Spagna, segmento di un'importante arteria come la Strada Nova, Palazzo Labia deve la sua edificazione alla ricchissima e omonima famiglia, originaria della Catalogna e che, dopo l'iscrizione al patriziato veneziano, diede il via ai lavori nella seconda metà del XVII secolo. Affiancato alla chiesa di San Geremia, il Palazzo è situato vicino alla confluenza del Canale di Cannaregio e del Canal Grande, verso i quali rivolge le due facciate più antiche, mentre il terzo prospetto guarda su campo San Geremia. Le facciate sono tutte riccamente adornate in pietra d'Istria, e alcuni esperti ritengono addirittura che la più recente possa essere attribuita a Giorgio Massari, celebre architetto veneziano; ad oggi, però, non sono state ritrovate testimonianze ufficiali. Infine, tutte e tre mostrano un pian terreno di carattere dorico bugnato, mentre i piani superiori sono di ordine ionico e corinzio, con finestre e balconi. Come è facile intuire, i Labia non badarono a spesa per la costruzione e decorazione.

Apice dello sfarzo, le già citate opere del Tiepolo, vertice di una ricchissima galleria artistica che riecheggia per tutti i saloni e le stanze dell'edificio.

Le storie di Antonio e Cleopatra, dipinte tra il 1746 e il 1747, con la quadratura trompe-l'œil di Gerolamo Mengozzi-Colonna, sono perfettamente integrate ad altri episodi narrativi, dove personaggi sontuosamente vestiti assumono pose teatralmente eloquenti. Nella volta, in un oculo centrale, troviamo ad esempio Bellerofonte su Pegaso che vola verso la Gloria e l'Eternità, prima di una serie di figure allegoriche e mitologiche che accompagnano scene come il banchetto dei due celebri amanti.Centro della vita mondana de La Serenissima, quando la stella dei Labia si esaurì nel XIX secolo il palazzo fu venduto, per riaffiorare come simbolo di sfarzo e feste soltanto nel secondo dopoguerra con un nuovo proprietario, Carlos de Beistegui, che eseguì i primi importanti restauri per riportarlo al suo originale splendore. Il 3 settembre 1951 venne così organizzata una festa rimasta nella leggenda, tra le più belle dello scorso secolo, dove tutta l'alta società internazionale si riunì nel Salone da ballo in abiti settecenteschi, molti dei quali disegnati da Christian Dior e da un giovane Pierre Cardin. Il fotografo e costumista britannico Cecil Beaton ne realizzò un memorabile reportage fotografico, immortalando star, vip e artisti come Orson Welles, i Duchi di Windsor, Salvador Dalí, Winston Churchill, l'Aga Khan e il Re Faruq.

Adesso, perché non salire sulla nostra macchina del tempo, viaggiando direttamente verso quell'indimenticabile festa: c'è Masottina a fornici tutto l'equipaggiamento necessario, con una fresca bottiglia di Prosecco Superiore Costabella Brut Bio.