I capolavori di Venezia non solo quelli che rientrano nel campo dell’arte ma anche nelle attività quotidiane più impellenti, infatti, La Serenissima è stata pioniera e maestra per la società moderna

Venezia è un labirinto. Per quante pagine ne si possa scrivere, per quante volte la si possa visitare, resterebbe sempre la sensazione che qualcosa, lungo la strada, ci sia sfuggito. Troppi i suoi luoghi, i suoi costumi, i suoi monumenti, troppo diverse le vicende umane che l’hanno attraversata. E, come se non bastasse, ognuno di questi tratti, come un piccolo universo a sé, quando viene dischiuso rivela altre storie, reali o immaginarie che siano, in un ciclo di eventi e leggende che rischia di essere senza fine. Una ricchezza tale da risultare commovente, se solo ci soffermasse a pensare quante vite, una simile complessità, racchiuda. È bello, in un certo senso, poter quindi fermarci nel nostro viaggio in un luogo come il campo di San Giacomo di Rialto, magari dopo aver degustato un calice di Prosecco Masottina, poco distante dall’omonimo e fotografatissimo ponte. Qui risiede ancora il gobbo di marmo da cui venivano bandite le leggi della Repubblica; inoltre, è sede della chiesa più antica di Venezia, risalente al 400 dc e fatta erigere dai consoli Patavium sull’area del mercato. Tuttavia, questo campo è stato soprattutto la sede il Banco Giro: in mezzo a tante incertezze, ricordare la precisione e la puntualità di quella che fu una delle banche più rappresentative della Repubblica di Venezia può essere di conforto. Oggi, l’elemento può caratteristico del campo è il sottoportego che lo circonda per metà, e che ancor oggi porta il nome della celebre banca pubblica istituita nel 1524.

blog 23.12

Un luogo perfetto per una pausa, un aperitivo al tramonto o una cena al chiaro di luna assaporando la Cuvée Rosé Extra Dry di Masottina che, con la sua eleganza è perfetta per scoprire la storia del Banco.

Se la figura dei prestatori di denaro era già stata ufficializzata nel XII secolo, il fatto che fossero soprattutto privati cittadini a farsi carico dell’attività creditizia comportava, più spesso di quanto non avrebbe dovuto, a rovinosi fallimenti. L’esigenza di scongiurare simili crisi motivò la Repubblica a fondare una banca a capitale pubblico che si occupasse di prestiti, pagamenti e degli aspetti finanziari dei complicati commerci oltremare. Nel 1619, il Banco Giro divenne un’istituzione permanente dello Stato, la cui amministrazione venne affidata al Senato che nominava, tra i propri membri, il Depositario. Con questa riforma, il Banco Giro divenne a tutti gli effetti il primo antenato delle moderne banche centrali, poiché il principio secondo cui i creditori dello Stato accettano in pagamento titoli di credito verso la banca nazionale è ciò che, in seguito, ne avrebbe portato alla fondazione.Caratteristica fondamentale del Banco Giro, e a cui deve il proprio nome, era che i pagamenti non avvenivano con uno scambio diretto di soldi ma attraverso la notazione della transazione sul registro del banchiere che sedeva su uno dei banchi sotto i portici, un’operazione di giro di denaro che, di conseguenza, si sarebbe rivelata antesignana anche della banconota. Infine,valore fondamentale del Banco Giro era che le somme lì depositate erano recuperabili in qualsiasi momento poiché garantiti dalla Repubblica stessa, risolvendo così il problema dei fallimenti dei banchi di carattere privato. Con la caduta della Repubblica e il passaggio della città nel XVIII secolo all’impero d’Austria, questa storica istituzione veneziana perse progressivamente d’importanza, cessando l’attività nel 1800 con l’ammortizzazione e venendo definitivamente liquidata nel 1806 dal neonato Regno d'Italia di Napoleone Bonaparte.