Venezia è stata pioniera in molteplici aspetti della vita, anche quelli più impensabili. Viaggio nel suo antico quartiere a luci rosse

A Venezia, ogni nome, non è per caso. Se Calle del Frutarol indicava, letteralmente, la strada dei fruttivendoli, mentre al Campiello del Remer avevano sede i fabbricatori di remi, il Ponte delle Tette e le omonime fondamenta non sono certo stati chiamati così giusto per strappare un sorriso ai passanti.All'avanguardia in tutto e per tutto, la Venezia del tardo medioevo e dell'epoca moderna era la città del carnevale anche fuori dai giorni deputati dal calendario. In una società come la nostra, dove morale e pudore hanno preso necessariamente un'altra direzione, potrebbe stupire con quale spirito d'emancipazione, centinaia d'anni fa, la classe dirigente veneziana gestisse la condizione delle prostitute. Il Ponte delle Tette, al confine tra i sestieri San Polo e Santa Croce, costituiva il cuore di quello che, in tutto e per tutto, potrebbe essere considerato un antesignano dei più recenti quartieri a luci rosse: per attrarre la clientela, infatti, le prostitute, sulla strada o dalle finestre, vi si affacciavano col seno scoperto.La prostituzione non era certo sconosciuta nella città libertina per eccellenza, ma è verosimile che, a partire da un determinato momento, cominciò a essere addirittura incoraggiata. Durante il XV e il XVI secolo, per quanto non vi siano testimonianze strettamente ufficiali, sembra infatti che l'omosessualità fosse talmente diffusa da costituire un pericolo per la Serenissima, un potenziale danno d'immagine che, in un'Europa in preda a grandi fermenti religiosi, avrebbe potuto ripercuotersi dove più era sensibile il cuore della Repubblica: il commercio.

Così, la libertà concessa alle donne del Ponte delle Tette e dintorni nel mostrarsi nude ai potenziali clienti di passaggio può essere considerata un'efficace, quanto spregiudicata, forma di marketing primordiale.

Ancora oggi, questa zona di Venezia è chiamata de le Carampane, dal nome di una famiglia nobile che qui aveva la sua casa patrizia, trasformata, scomparso l'ultimo discendente, proprio nella pensione dove le prostitute più in là con gli anni si ritiravano dall'attività. Fondamenta e palazzi, certo, conservano poco di un tempo così malizioso ed eccessivo; tuttavia, sbarazzandoci di quel giudizio morale che rischia di falsare la nostra percezione su un'epoca così diversa, vale la pena visitare il Ponte delle Tette con gli occhi dell'immaginazione. Magari, fantasticando in compagnia di una bottiglia di Prosecco Docg Brut di Masottina, che ci aiuterà a immergerci nello spirito stravagante di allora.