L’Arsenale di Venezia racconta una città che non solo dominò mari e commerci, ma che fu pioniera della moderna industria navale

Il primo impatto, a San Marco, potrebbe accontentare i più. Ma per conoscere una città con la storia e il fascino di Venezia non possiamo certo limitarci solo a un assaggio del suo luogo più rappresentativo. Così, affrontata la quarta colonna del Palazzo Ducale (e, che si sia perso o vinto, il gustoso tour tra bacari e cicchetti, ) aggiungiamo un’altra tappa al nostro viaggio tra calli e ponti della Serenissima. (Bussola alla mano), puntiamo verso est, lasciandoci travolgere dalle immagini di un tempo che, in questa laguna unica, non è mai andato perduto: se il mondo va in una determinata direzione, le strade dei sestieri di Venezia, quasi ribelli all’irresistibile giogo del progresso, non appaiono molto diverse dall’aspetto che dovevano avere intorno al XIII secolo, quando Venezia era già all’apogeo del suo impero commerciale e marinaro. Così, un po’ marinai anche noi, raggiungiamo la parte più orientale della città, il sestiere Castello, che deve il proprio nome a un antico fortilizio, poi scomparso, attorno cui si sviluppò la circostante area urbana. Se Rialto crebbe grazie agli affari e San Marco si consolidò come centro del potere civile, Castello – fin dal XII secolo – divenne senza dubbio il cuore della nascente industria navale di Venezia. Il merito di un successo che ha precorso i secoli, anticipando il moderno concetto di fabbrica, va attribuito al celebre Arsenale, l’antico complesso di cantieri navali e officine fondato nel 1104.Tra il XIV e il XVI secolo, i cantieri dell’Arsenale arrivavano a coprire quasi un quinto della superficie di Venezia; man a mano che la inglobavano, venivano erette le alte mura merlate visibili ancora oggi, utili a mantenere i segreti militari delle arti dei manovali.

L’Arsenale, a tutti gli effetti, era una vera e propria città nella città: un destino già scritto nel suo nome, dall’arabo darsina, “casa d’industria” o “casa del mestiere”, e che si rifletteva nelle numerose attività di supporto ai cantieri navali sviluppatesi nei suoi dintorni, come quella dei forni per cuocere i biscotti che servivano da provviste ai marinai durante le lunghe traversate.

Come flaneur, vagando tra strade i cui nomi richiamano i mestieri di quel tempo e i corridoi delle tettorie acquatiche delle Gaggiandre, non sentiamo più lo sferragliare degli operai o le grida dei naviganti in approdo; incontriamo però le gallerie della Biennale di Venezia con le sue visionarie esposizioni, o i reperti maestosi del Museo Storico Navale, insieme a importanti istituti che animano la vita della città contemporanea. Tuttavia, niente potrà alterare il fascino dei luoghi dipinti dal Canaletto, come la Porta d’Acqua o il leone alato di marmo che sovrasta quella di Terra. Forse, colpiscono più noi di quanto impressionassero i nostri intraprendenti antenati di un tempo. E allora, per prenderci  un po’ di coraggio, ma anche del meritato riposo, concediamoci un calice di Prosecco Extra Dry di Masottina seduti al bordo di un canale, sotto il soffio del vento.