Aggirandoci tra i vicoli stretti e nascosti di Santa Croce, scopriamo uno dei luoghi di culto più affascinanti di Venezia, simbolo del suo sincretismo architettonico e culturale

Se lo osserviamo da un punto di vista puramente numerico, Santa Croce è forse il sestiere di Venezia (quartiere, per i profani) col minor potenziale attrattivo. Dimensioni limitate a pochi campi e stretti vicoli, meno chiese, meno palazzi, meno richiami d'arte. Eppure, solo un osservatore disattento potrebbe sottovalutare il peso specifico della sua ricchezza: nella botte piccola – forse è superfluo sottolinearlo in un blog come questo – riposa sempre il vino buono.Tra i guardiani di Santa Croce, circondata dall'omonimo campo, veglia da dodici secoli la chiesa di San Giacomo dall'Orio, uno dei luoghi di culto più affascinanti de La Serenissima. Ridurla a un generico “stile romanico”, pur evocando gli echi di un tempo perduto, non ne restituisce interamente il fascino, che si fonda sui suoi contrasti. Se all'esterno, infatti, San Giacomo ha un aspetto austero, quasi arcaico, una volta dentro il visitatore viene travolto dall'ingegnosa articolazione del suo spazio, dominato dalla calda presenza delle travature e dello splendido soffitto ligneo. Ma lo stesso visitatore, per compiere questo decisivo passo all'interno, deve prima camminare attorno le grandi absidi della chiesa e circumnavigarla. Raggiunto un campiello più nascosto e privato, lambito dal rio di San Giacomo e caratterizzato da una piccola fontanella e dalla presenza di due ponti, si troverà davanti una facciata così semplice che potrebbe lasciargli il dubbio che San Giacomo sia davvero un edificio sacro; eppure, per rimanere in tema di detti scontati ma sempre veri, l'apparenza, mai come in questo caso, inganna. Ma facciamo un po' di storia.

 

Le prime menzioni ufficiali di San Giacomo risalgono al 1089, mentre sappiamo che un secolo e mezzo dopo, nel 1225, è stata interamente ricostruita in stile bizantino, per poi seguire delle modifiche secondo lo stile gotico tra il XV e il XVI secolo.

Di questo stesso periodo è proprio il soffitto ligneo trilobato a carena di nave (fine XV secolo), che utilizza le tecniche di costruzione navali tipiche dell’arsenale di Venezia, a cui si aggiunge il notevole ciclo pittorico realizzato da Palma il Giovane per la sacrestia vecchia e per la cappella del Santissimo. Ad aumentare le suggestioni orientali della chiesa, la colonna di marmo verde trasportata direttamente dall'allora Bisanzio, oggi Istanbul, come trofeo della quarta crociata: leggenda vuole che la colonna fosse di un marmo talmente chiaro e puro che, con la luce, ci si potesse guardare attraverso. Una trasparenza che evoca quella del Costabella Brut Biologico di Masottina, che tra i colori degli alberi di campo San Giacomo a primavera e le voci radiose dei bambini che giocano celebra con brio e spensieratezza il nostro ininterrotto cammino tra le storie della laguna più affascinante del mondo.