Un'antica tradizione, da secoli abbandonata, dà il nome a questo celebre ponte veneziano: la Guerra dei pugni, che vide affrontarsi gli abitanti di diversi sestieri in sfide sempre più sanguinose

C'erano una volta i Castellani e i Nicolotti. I primi, erano gli abitanti dei sestieri San Marco e Castello, i secondi di San Polo, Dorsoduro e Canareggio. L'accesa rivalità tra i due gruppi di  veneziani, sfociata in diverse occasioni in atti di vendetta e violenza, portò, nel corso del XIII secolo, all'istituzione di quella che divenne una vera e propria tradizione, l'unica capace di calmierare le due diverse fazioni permettendo loro di trovare uno sfogo controllato ai propri bollenti spiriti: la Guerra dei Pugni. Come ring di questi combattimenti fu scelto il ponte di Dorsoduro, tra San Barnaba a Campo Margherita, ribattezzato “Ponte dei Pugni”. La particolarità di questo ponte è data dall’avere su ogni angolo del piano di calpestio l’impronta in marmo di un piede e come molti ponti a Venezia non era dotato di balaustre, che sono state inserite in tempi più recenti. Le rivalità tra le due fazioni sorsero, sorte per ragioni di carattere economico e per dispute familiari, vennero regolamentate a partire dal 1292 con la formula della “lotta dei pugni”, un subdolo mezzo che il Governo della città sfruttava al fine di mantenere l'ordine dividendo il popolo in fazioni opposte: le risse regolate, così, riuscivano a scongiurare i tafferugli casuali. Esistevano tre tipi di lotte: la Mostra, la Frota e la Guerra Ordinata. La prima era una sfida individuale tra i campioni delle due squadre, ciascuno dei quali poneva i propri piedi sopra due delle impronte presenti sulla superficie della pavimentazione e che, ancora oggi, caratterizzano il Ponte dei Pugni.

 

Blog 13 novembre

A un certo punto, entravano in gioco anche gli altri contendenti, e il fronte che riusciva a conquistare il campo avversario avrebbe potuto porre le proprie insegne sul ponte: la Frota si combatteva senza esclusione di colpi, con l'utilizzo coltelli e bastoni, di conseguenza lo spargimento di sangue era all'ordine del giorno.

Spesso, anche il pubblico si lasciava coinvolgere nei veri e propri combattimenti che, potendo durare anche per diverse ore, venivano sempre interrotti dalla gendarmeria al calar della sera. Per mitigare il numero piuttosto alto di morti e feriti, venne allora istituita la Guerra Ordinata, dove i due gruppi potevano conquistare il ponte soltanto con l'ausilio di spintoni reciproci, facendo cadere gli avversari in acqua, senza avere però la possibilità di usare corpi contundenti. Dopo oltre 400 anni di storia, le sfide al Ponte dei Pugni vennero abolite nel 1705: influenzata dall'età dei lumi, la società civile vedeva ormai di cattivo occhio manifestazioni così estreme di violenza, e il Consiglio dei Dieci le sostituì con la Moresca, una sorta di scherma con sbarre di ferro, e con le Forze d'Ercole, una sfida a chi riusciva a erigere la piramide umana più alta e che veniva premiata dal Doge in persona. Brindiamo noi, allora, ai Castellani e Nicolotti e ai loro campioni con un calice de Le Rive di Ogliano Extra Dry, perché le loro gesta, feroci ma anche audaci e forse mitiche, possano continuare a riecheggiare nel tempo.