Luoghi e storie insolite della Città dei Dogi. Masottina ti suggerisce un percorso per scoprire l’anima e la cultura dei veneziani.

Ogni giorno, per ogni giorno dell’anno,  migliaia di turisti arrivano a Venezia dalla darsena dell’aeroporto o dalla stazione di Santa Lucia perché Venezia prima di tutto non è bellissima, è folle, è audace, è immaginifica,  è genio allo stato puro. E così, quotidianamente si svolge il rito del lungo fiume umano che si dirige con passo turistico verso Piazza San Marco. Ma tra i passi lenti  meravigliati dei turisti provenienti da tutto il modo ad un certo punto, se si è fortunati, si può udire un passo diverso, veloce, netto e diretto. E’ il passo dei veneziani; perché a Venezia se devi andare a lavorare, se devi fare una commissione, se devi acquistare qualcosa non hai altro mezzo che le gambe. Questo suono di suole che si distingue tra la folla è un richiamo intimo, un invito quasi malizioso a lasciare la retta via verso piazza San Marco per andare alla ricerca di quei luoghi veneziani che conoscono solo coloro che vivono la loro vita in questo luogo unico al mondo. E così che seguendo il passo di un anonimo veneziano, provenienti da Piazza San Marco giriamo a sinistra verso Riva degli Schiavoni per fermarci subito ad ammirare il doppio colonnato che sorregge Palazzo Ducale. Meraviglioso esempio di gotico veneziano, perfetto esempio della storia della Serenissima sospesa tra oriente e occidente.

Il nostro anonimo cicerone si è fermato proprio davanti la quarta colonna del palazzo e ne osserva la convessità. Sono tutte cilindriche le colonne di Palazzo Ducale tranne questa che ci racconta una storia particolare. Questo, il beffardo destino riservato ai condannati a morte che, quando ancora l'acqua della laguna toccava la parte del Palazzo Ducale che affaccia sul bacino di San Marco, ricevevano la possibilità di avere risparmiata la vita qualora fossero riusciti a superare un'assurda, grottesca prova. Così, almeno, racconta la leggenda: se il prigioniero fosse stato capace di girare intorno alla quarta colonna del colonnato senza cadere dallo stretto gradino che fa da piedistallo all’intero basamento, la condanna sarebbe stata revocata e la triste sorte scampata. Ma la convessità della colonna spinge verso l’esterno, il condannato, con le mani legate non ha modo di aiutarsi e solo un misto tra fortuna e abilità potrà salvargli la vita.

Oggi, i turisti che conoscono questa storia possono cimentarsi nella stessa prova ma ai loro piedi non troveranno più il mare perché il sestiere di San Marco s’è ingrandito e il mare lagunare si trova oltre venti metri più avanti. Allora la sfida non è più con la sorte, non è più tra la salvezza e la morte, al massimo si può fare una scommessa mettendo in palio un calice di Prosecco. Perché Venezia seduce anche con i profumi che si rincorrono di vicolo in vicolo per imbattersi, infine, in uno dei tanti bacari, osterie tipiche di una Venezia popolare e di tradizione.Semplicità, immediatezza, identità lagunare, ed una rete di piccoli templi dello street food dove il calice di prosecco è un'autentica, condivisa pastorale. Baccalà e polenta, calamari fritti e tramezzini: la gola ha il suo bel daffare partecipando al rito collettivo che celebra la più genuina gastronomia tradizionale veneziana, perché , se un cicchetto tira l'altro, così fa anche il Prosecco. Certo, vien quasi da pensare che fallire oggi la prova della quarta colonna potrebbe essere, se non proprio una fortuna, quantomeno una piacevole scoperta: l'esperienza dei bacari e dei cicchetti, infatti, va vissuta lasciandosi contaminare per intero dalle loro atmosfere canagliesche e barocche: se oggi pagare è toccato a me, domani toccherà a te. Magari, stappando insieme un Prosecco Doc Brut di Masottina (96 pt. Decanter World Wine Awards 1027), che ad ogni sorso, e ad ogni sconfitta, è capace di mettere il sorriso in qualsiasi momento col suo prelibato brio.

Ma il viaggio intimo veneziano non si ferma certamente qui.