Il Palazzo dei Camerlenghi, ai piedi del Ponte di Rialto, ha ospitato una delle magistrature più importanti di Venezia, una prigione e un divertente monito

Dietro la storia c’è lo sberleffo, in fondo al quale, a sua volta, si cela una precisa morale: sembra Firenze e invece è sempre Venezia, dove ogni simbolo contiene un intrigo, un segreto, un mistero. Perciò mettetevi comodi, stappate una bottiglia di Spumante Rosè Extra Dry di Masottina e versatevene un calice in terrazza, perché questa storia, letta fino alla fine, vi strapperà una risata. Sì, ma a vostro rischio. Ai piedi del Ponte di Rialto, nel sestiere San Polo, il Palazzo dei Camerlenghi è un edificio rinascimentale eretto nel 1525 come sede delle magistrature finanziarie: i camerlenghi erano infatti i cassieri dello stato, a loro era affidato il delicato compito di sovrintendere alle attività di riscossione e redistribuzione delle entrate L’edificio è sviluppato su tre piani e, in origine, il piano terra era adibito a prigione, dove venivano rinchiusi gli insolventi. Questa scelta era figlia della volontà di farne un monito vivente per il popolo: in quegli anni, chi passava da le Fondamenta de la Preson  poteva osservare così i prigionieri attraverso le sbarre, comprendendo immediatamente quale fosse il destino di chi non rispettava le leggi della Serenissima. La caratteristica più particolare del Palazzo dei Camerlenghi è la sua pianta, che gli dona l'affascinante forma sinuosa: trovandosi subito a fianco al Ponte di Rialto, infatti, essa si sviluppa su una forma pentagonale che segue le curve del Canal Grande. A fine mandato, era usanza che ciascun magistrato lasciasse un omaggio artistico con un dipinto a tema religioso.

In questo modo, il palazzo si arricchì di numerose opere d'arte che, nei secoli successivi, andarono perdute, per tornare in possesso della città di Venezia solo nel 1919 (oggi, sono tutte custodite alle Gallerie dell'Accademia e alla Fondazione Giorgio Cini). E, a proposito di arte, sono proprio i rilievi scolpiti vicino l'ingresso del Palazzo a legare indissolubilmente la sua storia - e la sua leggenda – a quella del Ponte di Rialto.

Luogo simbolo della città lagunare, cartolina da sogno che ha ispirato generazioni di artisti e amanti,  il Ponte di Rialto ha avuto in realtà una storia travagliata e complessa, che ha portato le tempistiche per il suo completamento a dilungarsi per diversi decenni. Agli inizi era una semplice struttura di passaggio appoggiata su dei pali; intorno al 1250 venne sostituita da un ponte in legno, che tuttavia andò incontro a frequenti crolli. Così, verso la metà del '500 si decise di realizzare un passaggio in pietra per il quale venne indetto un apposito bando, ma, tra l'approvazione del progetto e la conclusione dei lavori, trascorsero ben quarant'anni. Nel triennio 1588- 91, Rialto venne finalmente ultimato dall'architetto Antonio da Ponte, quando ormai però più di una generazione di veneziani si era rassegnata a non vederlo completato. Una diffidenza di cui il popolo fece motivo di scherno, simboleggiato proprio da due particolari rilievi della facciata del Palazzo dei Camerlenghi.

Si tratta di due strane due figure: un uomo con una sorta di escrescenza tra le gambe e una donna con delle fiamme che divampano tra le cosce. La tradizione popolare vuole che essi siano, rispettivamente, una popolana che aveva detto “quando che i finisse el ponte, me ciaparà fogo la mona (quando finiranno il ponte mi prenderà fuoco la vagina)”, alla quale un altro popolano avrebbe chiosato: “sto ponte i lo finirà quando ch'el casso farà l'ongia (il ponte sarà finito quando il pene metterà l'unghia)”.Conclusi i lavori, La Serenissima riservò ai due una sorpresa, immortalandone l'irriverenza vicino alle prigioni del palazzo per mettere in chiaro dove finivano coloro che osavano mancare di rispetto alle istituzioni.