Nel cuore del centro storico, il ristorante La Caravella propone le proprie versioni gourmet della celebre specialità veneziana, accompagnate dal Prosecco di Masottina

Ad alcuni, per modalità, forma e stile, non potranno non ricordare le famose tapas o i pinchos spagnoli, ma quella dei cicchetti, si sa, è una tradizione tutta veneziana. Così come avviene similmente in Spagna, i cicchetti vengono offerti nelle tipiche osterie della città vecchia, i Bacari (nome che, probabilmente, deriva dal dio del vino Bacco, o da far bàcara, espressione dialettale veneziana che significa "festeggiare"), come stuzzichino e accompagnamento dell'ombra de vin, l'immancabile calice di vino che così non viene consumato a stomaco vuoto. Usanza tipica degli abitanti de La Serenissima (e, inevitabilmente, dei visitatori più entusiasti che ogni giorno affollano le sue calli e i suoi canali) è quella di fare il giro delle osterie, in particolare in zona San Polo, passando da un Bacaro all'altro e assaggiando due o tre cicchetti insieme all'ombra de vin, con l'occasione così di gustare tantissime varianti di questa sfiziosa specialità.

La Caravella, l'elegante ristorante nel cuore di Venezia la cui struttura ricorda l'omonima imbarcazione, incrocia così per la seconda volta la strada di Masottina, proponendo le proprie versioni gourmet dei cicchetti, in un abbinamento intrigante con uno dei cavalli di battaglia dell'azienda di Conegliano: il Prosecco Brut Doc Treviso.

La prima ombra de vin (o, in questo caso, dovremmo chiamarla ombra di Prosecco) gioca sul palato insieme alla seppia al nero con polenta ai ferri, in un interessante incontro tra tradizione e mare, scambio affascinante espresso con straordinaria bontà dal cicchetto successivo: sarda in saor con uvetta e pinoli. Sempre più ingolositi, con le bollicine che ci solleticano ancora il palato, ci spostiamo dal mare alla terra attraverso il ponte del Prosecco e, come avessimo fatto un salto in un altro Bacaro, ingolliamo la polpetta di salsiccia con erba cipollina e, non paghi, anche la cipollina in agrodolce. Infine, concludiamo il nostro giro tra le osterie tipiche (senza, in realtà, esserci mai mossi) con un ultimo, autentico manufatto della tradizione gastronomica locale: un cicchetto di patè di fegato alla veneziana montato al burro.