Campo San Boldo, nascosto alla massa dei turisti, conserva lo spirito della Venezia che fu. Un'altra storia della Serenissima in compagnia del Prosecco Superiore DOCG di Masottina

Anno dopo anno, il volto di Venezia sembra inabissarsi sotto il peso delle sue migliaia di visitatori. In questa fitta cortina di selfie stick, code interminabili, risulta spesso difficile coglierne l'essenziale,  relegando a un'impressione sfocata e posticcia l'autentica anima picaresca, misteriosa e policroma della Serenissima. Una percezione che avrebbe potuto soffocare le fantasie di libertà di chi, come Hugo Pratt, attraverso le suggestioni di Venezia ha dato vita alle avventure dei suoi personaggi: forse, solo un calice di buon vino, come il Prosecco Superiore DOCG di Masottina, avrebbe potuto aiutare il grande autore italiano. Ma è solo nelle meravigliose pagine di Corto Maltese che oggi possiamo ritrovare l'essenza di quella Venezia sconta, ovvero nascosta, che si sta affievolendo nell'immaginario collettivo? Invero, di luoghi sconti Venezia ne conserva ancora. Uno di essi è proprio Campo San Boldo, al confine tra San Polo e Santa Croce, un piccolo tesoro che porta su di sé tutti i segni della città che fu, anzi, che fu più volte. Sì, perché la fisionomia che oggi offre Campo San Boldo (nome gergale per Ubaldo) è frutto dei numerosi cambiamenti che, nel corso dei secoli, lo hanno continuato a rinnovare. La chiesa che dà il nome al Campo, edificata nell'XI secolo  era stata inizialmente consacrata a Sant'Agata. Dopo essere divenuta nel XII secolo parrocchia, fu consacrata a San Ubaldo tra la fine del '300 e l’inizio del '400. Durante l'occupazione francese e le conseguenti rappresaglie napoleoniche, la parrocchia si spostò nella vicina San Giacomo dall'Orio, e San Boldo fu chiusa e demolita. Oggi, della costruzione originale rimane il campanile mozzo o troncato, inglobato al palazzo residenziale Grioni – detto, difatti, anche di San Boldo – e reso abitato, donando un seducente assaggio della Venezia d'altri tempi.

Ma concedetevi anche voi, come avrebbe fatto Hugo Pratt, un calice di Prosecco Superiore DOCG di Masottina, perché questo Campo sconto e il suo campanile non potrebbero annoverarsi tra i luoghi più preziosi di Venezia se non celassero un piccolo, irrisolto mistero: come Corto Maltese che si addormenta in una vicina, celebre corte, preparatevi ad ascoltare come in sogno ancora un'altra storia.

Nell'estate del 1929, i giornali raccontano di una casa a Campo San Boldo, abitata da un certo Tullio Gioppo, che cominciò a essere colpita da sassaiole. Dopo venti giorni di scariche continue, l'uomo decise di rivolgersi alla polizia fascista, che predispose immediatamente appostamenti serali e notturni nei pressi dell'abitazione. Tuttavia, secondo la Gazzetta di Venezia, l'unico risultato che ottennero gli ufficiali fu quello di tenere a bada la folla di curiosi che, ormai ogni sera, si appostava per assistere all'incredibile fenomeno: le cronache dell'epoca parlano di testimoni sostenere che quelle pietre sembravano letteralmente “provenire dal cielo”. Mentre le sassaiole non accennavano a esaurirsi, sul finire dell'estate qualcuno notò che sul muro perimetrale della casa si erano aperti dei buchi. Era proprio da lì che provenivano le pietre che colpivano la casa di Tullio Gioppo, ma non si riuscì mai a cogliere con le mani sul fatto il possibile colpevole. Prese allora corpo tra polizia e civili l'ipotesi che si trattasse di un poltergeist, finché, così come era cominciato, il fenomeno non si arrestò misteriosamente in autunno.Che si trattasse di un vero fantasma, di qualcuno che aveva escogitato un raffinato scherzo o di un'allucinazione collettiva, una sola cosa è certa: Tullio Gioppo, come voi col Prosecco Superiore DOCG di Masottina, avrà stappato una bottiglia di vino buono una volta ricominciato a dormire sonni tranquilli.