Il terroir

CONEGLIANO

Città d'arte e di vino.

Conegliano cominciò a ritagliarsi un ruolo significativo nella storia solo nel X secolo, quando sul colle che domina la pianura fu costruita una fortezza per proteggere la popolazione dalle invasioni degli Ungari.

La città è nominata per la prima volta nel 1016 quando l’imperatore germanico Enrico II, in un documento, ne attestava il possesso da parte del vescovo di Belluno.
Grazie alle sue solide mura, con il passare del tempo, Conegliano conobbe un florido periodo culminato con l’aumento della popolazione e l’edificazione di chiese e palazzi di pregio eretti dalla nascente borghesia. Divenne un centro mercantile importante e nel 1420 passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia fino al 1798.

Con la Serenissima la città conobbe un periodo di prosperità, abbellendosi con numerosi palazzi, chiese e convegni.

Fu qui, che nella prima metà del ‘500, la zona che si estendeva da Conegliano verso Susegana, Nervesa, Ceneda, Serravalle, divenne la “piccola Atene dei dotti”, in quanto fulcro di fermenti artistici rinascimentali. Precursore di questo magnifico scenario rinascimentale, in epoca tardo quattrocentesca è Cima da Conegliano, uno dei maggiori esponenti del classicismo italiano.

Per poter comprendere fino in fondo l’arte di questo inafferrabile autore, è necessario partire dai paesaggi di Conegliano.Egli rimase ammaliato dalla bellezza del mosaico delle valli trevigiane a tal punto che le mostre dedicate a lui lo dipingono spesso come un Poeta "del Paesaggio" e lo influenzarono, anche, nello stile della sua pittura. Morì probabilmente nella sua dimora, che è ancora oggi, situata nel centro storico della città.

Curiosità

Fin dall’inizio del 500 vi fu una diatriba tra Conegliano e Venezia, in quanto quest’ultima intuì che fosse più conveniente acquistare il vino direttamente in Veneto piuttosto che importarlo dalle isole greche o dalla Puglia. I mercanti della Serenissima, pertanto, importavano vino direttamente da Conegliano, mentre i magistrati della Repubblica cercavano di interrompere con interventi di natura fiscale, le esportazioni dei vini veneti verso il centro Europa. I produttori di Conegliano aprirono, di contro, una vertenza, inviando ambasciatori a Venezia affinché fossero rispettati gli antichi privilegi, rivendicando il diritto di poter divulgare il loro prodotto più prestigioso. Per sottolineare l’importanza che ebbe il commercio di vino bianco dell’area di Conegliano, possiamo richiamare un dato significativo che appartiene all’archivio storico del capoluogo veneto: nell’anno 1606 si stimava che la produzione enologica della podestaria di Conegliano fosse di circa 5.000 botti annue, la maggior parte delle quali erano destinate all’esportazione nella Mitteleuropa.

Dopo la seconda guerra mondiale, la popolazione registrò un significativo aumento, in simbiosi con lo sviluppo di numerose attività economiche. Oggi chi arriva a Conegliano, oltre alle incantevoli colline ornate di vigne, può ammirare la rocca di Castelvecchio, chiamata semplicemente “il castello”, che domina la città. Il centro storico, di origine medioevale, si concentra per lo più lungo via XX Settembre, Contrada Granda, cardine della vita sociale ed economica della città.

È uno scrigno di palazzi settecenteschi incastonati gli uni agli altri che delineano una delle più belle strade d’Italia.

Lo storico percorso, costeggia piazza Cima, dove è situato il teatro Accademia realizzato in stile neoclassico, in contrapposizione al palcoscenico rinascimentale che decora la città. Un altro monumento neoclassico degno di nota è villa Gera che si erge sulla sommità del Colle di Giano.

La scuola enologica di Conegliano

La Scuola Enologica di Conegliano è da sempre il punto di riferimento stabile per l’enologia nazionale ed internazionale. L’istituto ha radici antichissime, infatti nel 1876 il re d’Italia Vittorio Emanuele II, con ordinamento speciale per la viticultura e l’enologia, ne decretò l’istituzione.

La sede fu scelta a Conegliano in quanto luogo di tradizione viticola e di produzione del vino prosecco.

Ad essa fece seguito la fondazione di analoghe Istituzioni in altre città note per la loro produzione vinicola, quali Avellino (1879), Alba (1881), Marsala e Siena. A dirigerla fu chiamato l'ingegner Giovanni Battista Cerletti, al quale la scuola è oggi intitolata.

La scuola in pochi anni diviene un centro attivo di sperimentazione e di ricerca, attorno al quale collaborano nomi di altissima risonanza della scienza italiana: dal botanico Giuseppe Cuboni a Giovanni Battista Grassi. L’istituto viene strutturato su due gradi di insegnamento: il primo si occupa della formazione di individui predisposti alle culture viticole ed alla elaborazione e conservazione dei vini; il secondo viene indirizzato all'insegnamento ed alla direzione di aziende enologiche. Situata dapprima nel centro cittadino, fu spostata nella sede attuale, inaugurata da Mussolini, nel 1924, per dotarla di attrezzati laboratori e di un ampio terreno retrostante, adibito alle tecniche sperimentali di coltivazione della vite.
Durante il cinquantenario della Scuola fu inaugurata una Mostra internazionale d'arte ispirata alla vite e al vino. Da allora migliaia di studenti si sono diplomati e molti tra loro hanno raggiunto prestigiosi traguardi professionali in Italia e all’estero.

Tra i suoi più insigni direttori e studiosi la Scuola Enologica può vantare il prof. Luigi Manzoni, ricercatore reso famoso dagli studi sulla genetica della vite, soprattutto per gli “Incroci Manzoni”, vitigni ottenuti utilizzando come parentali una varietà internazionale e un’autoctona trevigiana.

Oggi la Scuola Enologica è il centro nevralgico dell’enologia italiana e anche grazie alla collaborazione con l’Università di Padova nel 2000 ha attivato un corso di Laurea in Scienze Viticole ed Enologiche, è al centro di un polo formativo che promuove lo studio, la ricerca tecnico-scientifica ed il marketing del vino.
Studenti ed imprenditori del settore possono usufruire di un ciclo di studi completo, che va dall’Istituto Tecnico Agrario a quello Professionale per l’Agricoltura, alla Facoltà di Scienze e Tecnologie della Vite e del Vino. Oggi l’I.S.I.S.S. “G. B. Cerletti” conta oltre 1000 allievi che frequentano corsi di studio di 3 anni per ottenere la qualifica di Operatore Agroambientale e Agroindustriale, di 5 anni per il Diploma di Perito Agrario e Agrotecnico e di 6 anni per quello di Enotecnico

PROSECCO TERROIR

Conegliano Valdobbiadene: un paesaggio immerso nella storia del vino.

La qualità e la riconoscibilità dei vini dell'azienda “Masottina” è dovuta, oltre che al lavoro e alla passione di una famiglia, alla capacità di valorizzare i Terroir su cui l'azienda è concentrata, portando avanti una viticoltura che affonda la sua tradizione in queste comunità, fortemente legate alla storia del Prosecco. Siamo sul versante della pedemontana trevigiana, un territorio collinare che dal Piave risale i sinuosi declivi per arrestarsi e diventare prealpi. Un territorio antico, disseminato da piccoli borghi, castelli, deliziosi centri storici e ville padronali. Testimonianze di una civiltà che ha sempre avuto nella coltivazione della vite e nella produzione del vino il suo cuore pulsante. Una cultura che ha la sua massima espressione nel paesaggio e nella capacità dell'uomo a disegnarne il profilo, vigneto per vigneto, terrazzamento per terrazzamento.

Sono 15 i comuni che condividono questo piccolo continente, concentrati tra Conegliano e Valdobbiadene. Sono suoli che devono la loro struttura fisica all'azione di un ghiacciaio sceso in epoche primordiali dalle Dolomiti, incuneatosi in una superficie che, successivamente a valle, diventerà il letto del Piave. L’area produttiva del Prosecco si estende sulla fascia collinare della Marca trevigiana, fra Conegliano, Vittorio Veneto, Pieve di Soligo, Vidor e Valdobbiadene. Le molteplici caratteristiche fisico-chimiche dei terreni, dei substrati e la complessa realtà geologica e climatica del comprensorio, determinano quei contesti produttivi d'eccellenza del Prosecco Superiore, con vini di assoluto valore. Già tra il ‘500 ed il ‘600 i vini prodotti sulle colline a ridosso della città di Conegliano venivano richiesti ed apprezzati.

Lungo l'antica strada Alemanna, raggiungevano il Cadore e quindi l'Austria, la Germania ed anche la Polonia. Venezia era il polo commerciale più vicino, eppure i rapporti commerciali tra Conegliano e la Serenissima non furono sempre collaborativi.

È nel 1969 che nasce la prima denominazione dedicata al Prosecco. Una storia di lunga tradizione trova un primo strumento di tutela e di promozione, individuando e delimitando il territorio di produzione e le caratteristiche principali che distinguono i vini di questa Doc. Sono anni di costruzione fondamentale per l'intera area del Conegliano -Valdobbiadene. E' un sistema produttivo diffuso, fortemente legato alla terra, che si dedica alla coltivazione della vite e a conferire le uve per la trasformazione nelle diverse cantine di vinificazione. Queste micro aziende agricole, tramandate da padre in figlio, costituiscono un patrimonio ampelografico importante per l'intera regione, e sono alla base di un sistema produttivo coeso, capace di generare progettualità condivise e regole comuni per tutti. Un percorso che nel 2009 giunge ad un traguardo davvero strategico: la nascita della Docg del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, uno strumento in grado di rispondere con efficacia alla sfida dei nuovi mercati e di sostenere con successo il confronto qualitativo con vini spumante prodotti in altre aree storiche della viticoltura italiana e francese in particolare. Con l'istituzione della Docg Conegliano Valdobbiadene, nasce un nuovo concetto territoriale del Prosecco Superiore, le Rive e un nuovo disciplinare produttivo.

1772

Prima citazione scritta del Prosecco nei volumi del Giornale d’Italia

1876

Fondazione della Scuola Enologica di Conegliano [prima d’Italia]

1969

Riconoscimento della denominazione Doc Prosecco

2009

Riconoscimento Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore

IL PROSECCO DOC

Un grande vino spumante, ideale compagno per tutte le occasioni.

Il successo del Prosecco sta nel territorio da cui prende vita. Radici profonde che legano queste comunità alla terra e la terra alla coltivazione della vite.

Dolci colline che raccontano di una viticoltura secolare, condotta da ciascun famiglia, di generazione in generazione.Questa tradizione ha dato lustro e prestigio a quanti non hanno mai rescisso l'antico legame e creduto in un futuro luminoso per il vino Prosecco e la spumantizzazione della Glera.

Il Prosecco è il vino italiano più venduto nel mondo. Piace, convince, sa conquistare una larga parte di consumatori che hanno nel vino approcci molto differenti tra loro.

Questa supremazia è sicuramente l'effetto della sua grande versatilità di consumo. E' un vino che si può bere ogni giorno, in modi differenti: per l'aperitivo, durante i relax che precedono un pranzo o una cena, o a tutto pasto, abbinato a piatti freschi e leggeri. Tutto l'arco dell'anno.

Quale prodotto può tanto? Solo il Prosecco Doc raggiunge questo primato. E' un vino che piace davvero. L’area di produzione del Prosecco Doc si estende in uno dei territori più belli della penisola italiana, un’area compresa tra 9 provincie del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.

Il Prosecco Doc è il vino simbolo del bere free e raffinato che si identifica con l’inconfondibile stile di vita italiano.

Con le sue etichette a marchio Prosecco Doc Treviso, Masottina raggiunge i mercati ed i suoi estimatori in gran parte d'Europa e nei principali paesi importatori di vino di qualità.
I Prosecco Doc Treviso della famiglia Dal Bianco si riconoscono per il gusto sottile, l'eleganza e la gradazione alcolica contenuta. Qualità che gli consentono di essere tra i marchi più presenti sui mercati internazionali. Il Prosecco ha vissuto negli anni una vera e propria rivoluzione, una trasformazione profonda nel modo di concepire questo prodotto: oggi Prosecco non è più solo un vino ma è diventato un vero e proprio brand, indicando uno stile e un preciso modo di bere.